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Il Torloniano

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È stato presentato alla fondazione Marco Besso il libro di Roberto Quintavalle, “Alessandro Torlonia e via Nomentana nell'Ottocento” , per i tipi di Edilazio. Quintavalle, membro del Gruppo dei Romanisti, ed ormai riconosciuto uno dei maggiori e più documentati studiosi della storia di questo settore della Campagna Romana, ha concentrato in questo libro oltre un ventennio di ricerche di archivio, ripercorrendo le vicende proprietarie del territorio immediatamente al di fuori di Porta Pia. Ne è venuto fuori l’affresco di una via Nomentana ben diversa dallo stradone trafficato che è oggi. Un tranquillo viottolo di campagna, fiancheggiato da ville patrizie, in parte adibite a orto, in parte disegnate a giardino, spesso aperte al pubblico. Nel XIX secolo i banchieri Torlonia, parvenus francesi, scalano rapidamente l’aristocrazia romana, fiera delle sue tradizioni, ma a corto di soldi freschi. Nella loro villa suburbana danno grandi feste e lavoro a molti artisti, costruendo edifici ri...

A fin di bene

La televisione dà grande enfasi, senza un filo di critica, alla pensata di quella madre che, insospettita dal comportamento bislacco del figlio, gli ha tagliato nottetempo una ciocca di capelli e l’ha fatta analizzare, scoprendo che il ragazzo si faceva di coca. Trovate moderne per perpetuare vizi antichi. Una volta i genitori invadenti si limitavano a origliare le telefonate dei figli, a leggere di straforo il loro diario, a guardare da dietro le persiane per controllare con chi uscivano. Oggi la tecnologia permette di entrare assai più pesantemente nella vita altrui. La scusa però è sempre la stessa: è “ per il loro bene ”. La via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. Nemmeno un commento sul fatto che se una madre non riesce a stabilire un dialogo con il figlio, a guardarlo negli occhi e a chiedergli conto delle proprie azioni, a considerarlo una persona e non una proprietà privata, forse non è poi così sorprendente che lui si droghi. Che educatrice è una persona che ricorre...

Brain Train

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Ero stato facile profeta, quando parlavo dei sedicenti ‘Cervelli in fuga’ che “reclamano misure che ne agevolino il rientro in posizione privilegiata, magari scavalcando quanti, stringendo i denti, l’Italia non l’hanno abbandonata”. Puntuale, un emendamento presentato al Senato al Decreto Gelmini stabilisce che le Università potranno d’ora in poi assumere professori ordinari, associati e ricercatori che insegnano all’estero senza concorso, per chiamata diretta. Come già nella vicenda dei dirigenti giustizia , il provvidenziale emendamento di qualche legislatore molto sensibile alle lobbies bypassa - addirittura in nome della meritocrazia - la procedura democratica del concorso pubblico, offrendo ai nostri profughi - a scapito di persone magari ugualmente meritevoli ma che non avendo fatto la loro carriera all’estero sono per definizione raccomandati e figli di baroni – un veicolo per il rientro in Italia in pompa magna. Dopo il Brain Drain, il Brain Train, insomma… :-) Nel frattempo, ...

Chiamalo colposo...

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Orfano di madre, investita e uccisa davanti ai miei occhi da un pregiudicato che non aveva voglia di attendere al semaforo rosso (avevo quattordici anni), conosco il dolore di chi perde un congiunto per la più stupida e tragica delle morti: quella causata dagli incoscienti al volante. Quindi merita un plauso il Gup Marina Finiti del Tribunale di Roma che ha riconosciuto colpevole del reato di omicidio volontario con dolo eventuale Stefano Lucidi, l'uomo che imbottito di alcol e droga il 22 maggio scorso investì ed uccise due fidanzati in scooter all'incorcio tra via Nomentana e Viale della Regina. La sentenza è stata definita 'rivoluzionaria' perchè per la prima volta non si è contestato l'omicidio colposo ma quello volontario. “ Dolo eventuale ” vuol dire che un soggetto pone in essere una condotta pericolosa, consapevole che esiste la possibilità che potrebbero derivarne eventi dannosi ulteriori e tuttavia accetta il rischio di cagionarli. Ai non addetti ai l...

Cervelli in fuga 2

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L’università italiana torna alla ribalta per alcuni eclatanti casi di nepotismo, come il figlio del professore messinese che si presenta senza concorrenti a un concorso per professore associato, nella stessa facoltà del padre. Nulla di nuovo, in realtà. Che l’università italiana non abbia esattamente al centro delle sue preoccupazioni lo studente se n’è accorto chiunque l’abbia frequentata, nevvero? Già a partire dagli esami, all'università si va avanti a simpatia, per cooptazione. Leccando. Una lunga scia di bava tiene tutti uniti. Chi non sappia ingraziarsi un professore, o un assistente, è out . L' Economist della settimana scorsa definisce l'università italiana " one of the worst managed, worst performing and most corrupt sectors in Italy ". Eppure, miracolo, gli accademici sono riusciti a mobilitare gli studenti a difesa dei loro interessi, contro la riforma Gelmini. Contro ogni possibile riforma del resto, il copione è sempre lo stesso da anni: occupazi...

Lunga vita al Signore di Sark!

Si sente di rado parlare dell’ Isola di Sark , scoglio al largo della Normandia, uno di quei deliziosi monumenti del tradizionalismo inglese che tanto piacciono ai turisti: l’ultimo feudo d’Europa, governato dal Seigneur Michael de Beaumont, sovrano assoluto e vassallo della Regina. Adesso a Sark sbarca la democrazia, pare per imposizione della Commissione Europea (e viene da pensare che la Thatcher e il gruppo di Bruges non avessero del tutto torto sulla sua invadenza), che ha trovato l'assetto attuale non in regola con la legislazione sui diritti umani. Peccato che nessuno dei sudditi si fosse mai lamentato. La dottrina occidentale dell'importazione dall'alto della democrazia colpisce duro, e proprio dove uno meno se l'aspettava: sulle rive d'Europa. Sark come Baghdad? A candidarsi contro il Signore di Sark, i due fratelli Barclays, multimilionari, che hanno formato un partito politico apposta. Loro hanno grandi idee per l’isola, e se la stanno comprando pezzo a p...

Tra Valladolid e Camerino

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Un giudice di Valladolid, Spagna, ha ordinato la rimozione dei crocifissi da una scuola pubblica. E si riaccende l’ormai secolare dibattito sul tema. Noioso ed inutile come tutti i dialoghi tra sordi. Personalmente non amo le confusioni tra Chiesa e Stato. Non mi piace vedere i Crocifissi negli edifici pubblici, così come non mi piace l’abitudine americana di mettere la bandiera in Chiesa accanto all’altare. Non sta forse scritto: “ Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare, e a Dio quello che è di Dio ”. (Matteo, 22, 21)? Troverei logico che in un ufficio dello Stato si trovassero solo i simboli dello Stato. Lo Stato è un’autorità imparziale, che deve considerare allo stesso modo tutti i cittadini. Entrando negli edifici dello Stato, io credo, il Cittadino ha diritto di sentirsi a casa propria, qualunque sia la religione che professa, o anche se non ne professa alcuna. L’Italia è piena di crocifissi: spuntano dai tetti delle chiese, dagli obelischi, nelle edicole sacre ai quadri...