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La pax americana è la nostra pace, di Ian Buruma

Corriere della Sera - La "pax americana" è la nostra pace USA ED EUROPA Dividere le due coste dell’Atlantico è l’obiettivo dei fondamentalisti che detestano Spinoza e Voltaire. Se la guerra in Iraq è ancora colma di pericoli l’idea che gli americani debbano cavarsela da soli è una trappola non meno pericolosa

La via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni

«Il conflitto è tra due diverse visioni sul governo della cosa pubblica, tra etica delle intenzioni ed etica delle responsabilità». «L'etica delle intenzioni è premoderna. Si basa sulla coppia dialettica buono-cattivo. Se le intenzioni sono buone, le conseguenze, quali che siano, sono comunque irrilevanti. L'etica delle responsabilità è moderna, si basa sulla coppia dialettica bene-male. Se non ho fatto bene, pur se con le migliori intenzioni, sono responsabile. Al fondo ci sono due diverse idee del potere. Una antica, autocratica, e una moderna, democratica». Giulio Tremonti, intervista al Corriere, 15/12/2005

Grande Fratello, no grazie

Quello di pubblicare i testi delle trascrizioni delle intercettazioni è un malcostume che speravo fosse finito per sempre. La Costituzione garantisce la libertà e segretezza delle comunicazioni, ma qui succede che se conosco un tale che viene intercettato rischio che i fatti miei diventino di dominio pubblico, anche quando non hanno rilevanza penale. Siamo insomma all’istituzionalizzazione del gossip a spese dei contribuenti, al moralismo peloso esercitato guardando dal buco della serratura. E chi si salva più? Tutti noi abbiamo detto in privato cose che non ripeteremmo in pubblico, scagli la prima pietra che non l’ha mai fatto. Mentre ballano sul cadavere politico di certi personaggi, come tricoteuses davanti alla ghigliottina, ipocritamente i quotidiani aprono dibattiti sul tema se sia morale e lecito pubblicare le intercettazioni; intanto ne fanno man bassa e ci riempiono pagine intere: una manna in periodi agostani in cui non succede nulla. Senza contare che questi testi cambiano...

Ma il Corriere dice no...

Pubblicato sulla Cronaca di Roma del Corriere: Cara Maria Latella, per molti anni gli abitanti del Nomentano hanno lottato per salvare dalla speculazione edilizia un terreno adiacente a Villa Torlonia,dietro la Casina delle Civette. Ora il comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah. Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario. Il Museo della Shoah si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio al Ghetto, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono i vagoni per i campi di concentramento. Villa Torlonia non ha bisogno di altro cemento. Dario Q Le propongo un’impresa difficile, gentile signor Q [sic!]: provi a ragionare intorno all’iniziativa in...

La Shoah a Villa Torlonia?

Signor Sindaco, per molti anni gli abitanti del quartiere Nomentano hanno lottato per salvare dalla speculazione edilizia un terreno adiacente a Villa Torlonia, proprio dietro la Casina delle Civette. Ora il Comune ha deciso di acquistare quel terreno e destinarlo all’edificazione del Museo della Shoah. Il fine è certamente più nobile, ma la sostanza non cambia: il risultato sarà pur sempre la cementificazione di un’area verde a ridosso di una villa storica, con importanti preesistenze archeologiche, in un quartiere per di più già congestionato dal troppo terziario. L’erigendo edificio – che dovrebbe essere un monumento significativo - sarebbe invece nascosto dalle palazzine circostanti e a sua volta rovinerebbe la visuale su Villa Torlonia. Il Museo della Shoah si deve certamente fare, ma in luoghi che abbiano maggiore attinenza al dramma dell’Olocausto: per esempio vicino al Ghetto, nei locali del deposito dell’Opera o dell’Anagrafe, oppure alla Stazione Tiburtina, da dove partirono...

Egregio Senatore....

Egregio Senatore Roberto Salerno (AN), mi congratulo di cuore con lei per aver presentato l’emendamento che dispone il ritiro della patente per tutta la vita a coloro che provocano incidenti mortali, e per aver ottenuto oggi su di esso il voto quasi unanime del Senato. Però non capisco la limitazione ai soli conducenti in stato di ebbrezza o drogati. Chi, guidando, uccide una persona per semplice incoscienza e disprezzo delle regole (come il pregiudicato che investì e uccise mia madre, e che non si è fatto nemmeno un giorno di galera) è meno colpevole? E le loro vittime sono meno vittime delle altre? Il fatto di aver ucciso una persona non ne dimostra inequivocabilmente l’irresponsabilità e quindi l’idoneità alla guida e la pericolosità per il prossimo? Meglio di niente, comunque. Cordialmente Dario Quintavalle - Roma L'egregio senatore non mi degnò di una risposta...

When all the dreams die

When all the dreams die, a season of recriminations is normal. Roger Cohen International Herald Tribune SATURDAY, JULY 16, 2005