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Legge elettorale, aboliamola subito

Ad Aprile andremo a votare con una nuova legge elettorale. Il suo stesso promotore, l’On. Calderoli, della Lega, l’ha definita “una porcata”, e una volta tanto si può essere d’accordo con lui. Premessa: sono stato un convinto assertore del maggioritario: ricordo i due referendum proposti da Mario Segni, e le speranze che suscitarono. Oggi, molti sono i delusi, ma bisogna riconoscere che il maggioritario ci ha dato dieci anni di stabilità governativa, con due coalizioni che si sono alternate alla guida del Paese. Poteva andar meglio, non fosse stato per la residua quota proporzionale. La nuova legge elettorale conferisce un premio di maggioranza alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa, consentendole di diventare maggioranza parlamentare assoluta. All’interno di ogni coalizione i seggi saranno distribuiti in proporzione ai voti di lista. I seggi, all’interno di ciascuna lista verranno attribuiti in ordine di posizione dei candidati all’interno della lista stessa, posizione ch...

Come gli Usa combatteranno le guerre del futuro

Mi scusi se, pur sapendo che l’Italia ama la strategia quanto un vegetariano una bistecca alla fiorentina, desidero coinvolgerla su quanto stanno facendo gli Stati Uniti. Il Pentagono, a evitare gli errori commessi in Iraq, intende affrontare una possibile guerra e il suo dopoguerra all’insegna del motto «libera, consolida e costruisci». Per la prima fase, liberare con la guerra un Paese, l’America non conta affatto su una coalizione di alleati più o meno «volenterosi», bensì, come in Afghanistan, su una coalizione posticcia, con truppe arruolate se e quando occorre sul posto (proxies) senza impicci istituzionali e guidate da forze speciali degli Stati Uniti sostenute da alte tecnologie. Nel dopoguerra, anziché scendere sul sentiero di guerra con la formula «cerca e distruggi», dà corso alla «stabilizzazione» e alla «costruzione» della nazione che affida a gruppi di specialisti, poliziotti, agenzie di cooperazione. Alle forze speciali attribuisce il ruolo primario di addestrare e guida...

Woody Allen un Kafka immaginario

L’ultimo film di Woody Allen, “Match point”, conferma la maturità stilistica di un regista che però ha perso per strada ogni ironia, brio e leggerezza. Storia di un giocatore di tennis al quale si aprono quasi senza sforzo le porte dell’alta società, e che si invaghisce di una donna che poi uccide per non mettere a repentaglio tutto quello che ha guadagnato, facendola incredibilmente franca grazie alla coppia di poliziotti meno curiosi e professinali di tutto l’universo. Il film ripete, pedissequo, il tema di “Crimini e misfatti”. Anche lì c’era un tale che ammazzava l’amante per non cadere in disgrazia con la famiglia. Allen evidentemente si crede un anti-Kafka: se questi aveva parlato del castigo senza delitto, lui fa film sul delitto senza castigo. Ma uno esce dal cinema con una sola domanda in testa: “Embè?”

No, non è l'ENA

Nelle lettere alla redazione di "IO Donna", magazine femminile del Corriere, una nota e una risposta semplicemente commoventi. Scrive marioml@tin.it: "Dall'interessante articolo di Marzio G. Mian "All'Ena per conquistare l'Europa" (Io donna 46) ho appreso che in Italia abbiamo la Scuola superiore della pubblica amministrazione. Non lo sapevo e chiedendo a colleghi e amici, tra cui laureati al Politecnico, alla Bocconi o in Scienze bancarie e attuariali (sic!), ho verificato che anche loro non ne conoscevano l'esistenza. Non sarebbe il caso di pensare a una Ena anche in Italia? Magari con docenti francesi (sic!!) in modo da avere, nel tempo, personale preparato adeguatamente per gli uffici di Bruxelles o di Strasburgo oltre che per quelli di casa nostra." La risposta di M.G.Mian, autore dell'articolo: "C'è un sito piuttosto ben fatto: www.sspa.it. Certo, potrebbe essere la nostra Ena, ma non lo è. Anche se l'intenzione dei ...

Privatizzazioni al palo una sfida da giocare per la cultura liberista

Di Massimo Mucchetti Corriere della Sera, 4 dicembre 2005 Lo Stato non è il migliore dei padroni ma non sempre chi subentra fa il bene dell’impresa Privatizzare è l'imperativo categorico del mondo accademico, professionale e finanziario di formazione anglosassone. Non lo è per la politica, che si è rassegnata a cedere beni dello Stato allo scopo di ridurre il debito pubblico (quando è il Tesoro a vendere) o per finanziare il deficit annuale (quando al Tesoro arrivano i dividendi delle società controllate che vendono). La contrapposizione si alimenta di opposte letture dell’interesse generale, ma anche di ragioni meno alte: la conservazione del potere e delle clientele da parte della politica; l'acquisizione di commissioni e consulenze da parte dell'altro fronte. Alla vigilia di una campagna elettorale che si vorrebbe impegnata su un riformismo misurabile e non su fumose promesse onnicomprensive, converrebbe specialmente alla cultura liberale e liberista, quasi sempre ridott...

Io e il Padreterno

" Io e il Padreterno lavoriamo in campi diversi " Yul Brinner ne " I Magnifici Sette "

“Addio, Dolce Vita”

A prima vista, in Italia la vita sembra ancora abbastanza dolce. Il paesaggio è straordinario, le città storiche sono meravigliose, i tesori culturali stupefacenti, e il cibo e il vino più gustosi che mai. Per molti aspetti, gli italiani sono ricchi, vivono a lungo e le loro famiglie sono incredibilmente unite. La rozza ubriachezza che rende spiacevole i centri delle città di molti paesi europei in Italia è fortunatamente quasi assente. Il traffico può essere caotico, e luoghi come Venezia e Firenze sono assaltati dai turisti; ma se ci andate fuori stagione (o se semplicemente vi allontanate dai posti più battuti), potrete passare in Italia giorni più piacevoli che in qualsiasi altro paese del mondo. Tuttavia, sotto questa dolce superficie, molte cose sembrano essersi guastate. Il miracolo economico successivo alla fine della Seconda guerra mondiale, culminato nel famoso sorpasso del 1987 (quando l’Italia annunciò che il proprio pil aveva superato quello dell’Inghilterra), è ormai fini...